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TESTI INEDITI




INTERVISTA - Il misterioso incipit, datato gennaio 2004, di un racconto mai scritto, in cui possiamo solo intravedere un direttore di giornale soprannominato "arraffatutto", il colpaccio di una clamorosa intervista, quella del titolo, ed un abbagliante risveglio su un aereo...

Come premeva il direttore, oh come premeva! Se dal momento in cui, alcuni giorni prima, gli avevo raccontato del mio avventuroso viaggio, e di quanto nell’occasione mi era capitato, il suo pressing era stato continuo, da quella mattina l’arraffatutto (lo chiamavamo così perché se non c’erano notizie degne di una prima pagina, o comunque di completarla adeguatamente, era capace di inventarsi un’idea da fare diventare tutto il resto semplice spazzatura) addirittura non mi aveva dato più tregua: non solo dovevo scrivere quell’intervista concentrandomi al massimo sui particolari, ma dovevo anche fare in modo che si trattasse (testuale!) “di una vera e propria opera d’arte, perfettamente in linea con il personaggio che (cercava di farmi capire rimarcando il fatto che, a suo parere, forse io non l’avevo ancora intuito) mi aveva concesso tanto onore”. E allora, siccome il direttore mi aveva scocciato, vinte le mie perplessità, che, come capirete, erano notevoli, eccomi pronto a passare al racconto del “più grande colpo giornalistico di tutti i tempi”, come, felice, l’aveva subito battezzato, gongolante, il …carissimo arraffatutto.
Come in quasi tutti i miei precedenti viaggi in aereo, al decollo mi ero goduto il panorama. Improvvisamente, però, appena entrati in un banco di nubi, mi ero accorto di avere dimenticato l’abituale segno della croce e le preghiere (Pater, Ave, Gloria, Salve Regina ed Angelo Custode) che ero solito recitare alla partenza. Allora, chiusi gli occhi, eccomi immerso nelle orazioni. A quel punto, forse perché la notte precedente, preso dalle mille cose da sistemare prima di intraprendere il viaggio, avevo riposato poco, immagino di essermi addormentato, perché di colpo mi aveva svegliato una gran luce, come di sole abbagliante, ed avevo capito che l’aereo era atterrato. Dopo qualche istante, però, mi ero reso conto che quella luce era eccezionale, mai vista, e che sull’aereo ero rimasto solo. E tutti gli altri passeggeri dov’erano andati? Erano scesi e mi avevano lasciato lì a dormire beatamente? Stropicciati gli occhi, altra grande sorpresa: eravamo atterrati? Ma dove, se dal mio posto guardando fuori non vedevo, cosa stranissima con tutta quella luce, nessuna pista? Confesso, ero come intontito, ma anche avvinto da una serenità mai provata in precedenza, una serenità che quando decisi di sganciare la cintura di sicurezza e di muovermi per accertare cosa era successo, mi fece anche sentire leggerissimo, simile a una piuma pronta a provare l’ebbrezza del volo...

"TRAPANI, AMORE MIO", 15 giugno 2003: Franco Auci presenta i calciatori della grande rimpatriata...

Cinquant’anni di Trapani Calcio, dal 1945 al 1995, dall’immediato dopoguerra ai play off col Gualdo. Cinquanta stagioni, una vita, con molti giorni belli, tanti tristi e non certamente pochi tribolati, ma cinquanta stagioni tutte da incorniciare, perché sulle loro fondamenta è nata la nostra passione e si è gradatamente fortificato il nostro amore per questa bandiera. Oggi ci viene offerta l’occasione di riviverle in virtù della presenza di tanti protagonisti, ai quali va il nostro più sentito ringraziamento per avere accettato con slancio ed entusiasmo un invito venuto dal profondo del cuore e che abbiamo osato sognare, purtroppo inutilmente, supportato da un sostegno che andasse ben oltre i modestissimi mezzi a nostra disposizione. Grazie al conforto di tanti amici ce l’abbiamo fatta ugualmente e siamo certi che questa giornata rimarrà impressa a caratteri d’oro nella nostra memoria, come siamo certi che sarà ricordata dai protagonisti i quali - a loro spese, ricordiamolo - ci hanno raggiunto da ogni parte d’Italia per non mancare a questa festa, a questa rimpatriata, che proprio per tale motivo assume un significato che va ben oltre il semplice e pur importante ritrovarsi dopo tanto tempo. Riviviamole, allora, queste cinquanta stagioni. Cominciano a ricordarcele tre protagonisti della stagione 1945-46: Gennarino Basile, Alberto Cardella (non solo basket...), Stefano Napoli. Il campionato 1946-47 è rappresentato, oltre che da Stefano Napoli, da Dino Chiarpotto (sette rigori su otto parati in carriera!), che giocò anche nella stagione successiva, mentre per il campionato 1948-49 abbiamo con noi Giacomino Russo, e per la stagione 1949-50 l’on. Enzo Costa, che allora forse non pensava alla politica (vero?)... Per la stagione 1950-51 sono con noi Benito Ficara, che indosserà la casacca granata anche nelle due stagioni successive, e Giuseppe Manuguerra. Per il campionato 1951-52 c’è Aldo Bertolino, destinato a diventare il massaggiatore. Ed eccoci al campionato 1953-54, con Salvatore Cefalo, Pio Cusenza (che ci sarà anche nella stagione 1956-57) e Benito Guaiana (che col Trapani giocherà, ininterrottamente, fino alla stagione 1959-60). Per il campionato 1955-56 abbiamo un locale, Andrea Giacalone, e due giocatori che hanno avuto l’amabilità di raggiungerci da molto lontano. Saranno loro stessi a dirci da dove: Roberto Calò, che ci sarà anche nel 1956-57 (Bradascia, Calò ti fa la cascia! In realtà, il buon portiere del Marsala si chiamava Bradaschia, ma bisognava fare rima con cascia!), e Faustino Duò. Passiamo ora alla stagione 1957-58. Quante presenze! Giancarlo Ancillotti, che (quattro stagioni in granata) ha sposato una trapanese e che da Ponte a Cappiano (FI) viene spesso a trovarci (vero Giancarlo?), Audino Arabia, Mario Cavallini (sei stagioni col Trapani, dal 1957 al 1960 e poi dal 1964 al 1967). Il grande Mario ci ha raggiunto dalla sua Livorno. Chiediamogli se porta sempre il Montgomery... Vincenzo De Dura, (il capitano di una stagione magica finita a Chieti), Francesco Merendino (nove stagioni in granata e che a Trapani ha messo su famiglia), Vito Rallo, Battista Villa (che, in granata fino al 1959-60, dopo tanto tempo è venuto a trovarci con la gentile signora da Sesto San Giovanni). In zona Cesarini un famoso gol annullato contro il Cosenza, che fece inviperire i trapanesi. Lo ricorda? e Aristide Zucchinali (cinque stagioni nel Trapani, l’uomo-derby per eccellenza, il granata che più di tutti ha fatto piangere il Marsala, grande velocità e una figlia d’arte, che nell’atletica si è dedicata proprio alla velocità). Nel 1958-59 arrivano Nando Da Passano (che tornerà nel 1961-62) e Silvano Magheri (gran tecnica e tanti gol), che è venuto a trovarci con la signora, e gioca anche Angelo Saladino. 1959-60: ecco Fulvio Castaldi, che a Trapani rimarrà per tutta la vita, e tre picciotti palermitani: Pino Caramanno, Tonino Morana, che in granata giocherà fino al 1972-73, e Giuseppe Tranchina, che giocherà anche nel 1960-61 e nel 1962-63, e un ragazzotto bolognese, Giuseppe Nerozzi.


***

1960-61: grande Trapani, con la B che sfuma soltanto all’ultima di campionato. Arriva il ministro, il grande Benito Zanellato, che sarà colonna del Trapani per otto stagioni, e alla compagnia si aggrega Castrenze Giambruno, che sarà in granata anche nella stagione successiva, mentre nel 1961-62 arrivano due portieri, Enrico Bastiani e Marco Gortan, e un terzino, Marcello Venditti, che sarà anche sindaco di... (ce lo dice lo stesso Marcello). Bastiani e Venditti resteranno nel Trapani per due stagioni, Gortan per tre. Ed eccoci ad un altro anno da ricordare, il 1962-63, che vede il Trapani nuovamente secondo, stavolta dietro il Potenza. Arriva Angelo Bellemo, il Pelé biondo, appare un altro giovane palermitano, che indosserà la maglia granata per dieci stagioni e destinato a rimanere tra noi, Pietro Firicano, e arriva anche Renato De Togni (sette stagioni in granata), che sposerà una trapanese. Renato, purtroppo, ci ha lasciato alcuni anni addietro, ma la vedova, venuta a conoscenza della nostra iniziativa, ha voluto essere con noi ed è venuta a trovarci da Verona. Una decisione il cui significato non può che onorarci. 1963-64: ecco arrivare Giorgio Carnaroli, che giocherà col Trapani anche nel 1965-66 e nel 1966-67, e Guerrino Pellizzari, che in granata rimarrà per cinque stagioni. 1964-65: arrivano alcuni giovani provenienti dal Milan, tra i quali Giovanni Cazzola, che rimarrà per due stagioni, e un altro picciotto palermitano, Angelo Giugno, uno che per quattro campionati farà i suoi bravi gol. 1965-66: ecco un altro palermitano che macinerà tanti e che farà anche tanta strada, Ciccio Casisa, in granata per tre stagioni e che nel 1972-73 tornerà per altri tre campionati; nel corso di quel campionato giocano anche due locali, Toruccio Stinco e Nino Ingrasciotta, che col Trapani farà tre stagioni. 1966-67: arrivano Giorgio De Zotti, che rimarrà per due stagioni, e Giorgio Bissoli, due stagioni da incorniciare, ed esordisce 'u chiovu Roberto Sorrentino, che indosserà la maglia granata per sette stagioni. 1967-68: arrivano Piero Giagnoni, tre stagioni in granata senza saltare una partita (e allora la C era a venti squadre!) e quei tre rigori contro il Messina... Vittorio Tomiet, due campionati col Trapani, e ci sono anche Amante Bona (scusate, ma si chiama proprio così: Amante è il nome e Bona il cognome), Mario Saia e il locale Enzo Di Via. 1968-69: arrivano Gianni Nicoletti, che in granata farà sei stagioni, ma il cui amore per Trapani viene dimostrato dal fatto che qui ha lasciato tanti amici che viene a trovare ogni anno, ed Elio Davì, che i suoi bravi gol per il Trapani li farà anche nella stagione successiva, ed esordisce il locale Enzo Brugnone, che in granata rimarrà per quattro stagioni. Ed eccoci al tribolato campionato 1969-70: arrivano Luigino Turcato, quattro stagioni in granata, Armando Reggianini, Gianfranco Murador, due stagioni in granata, ma che è rimasto tra noi, Cesare Lucci, Francesco Ciraolo, ed esordiscono Salvatore Sugameli e Mimmo Cintura, che in granata farà complessivamente sette stagioni. 1970-71: arrivano Nicola Celano, otto stagioni in granata, ma che ha messo su famiglia a Trapani, Enzo De Francisci, che col Trapani giocherà per dieci stagioni di fila e che è rimasto tra noi, Ettore Tuccitto, tre stagioni in granata, Alberto Giammarinaro, che in granata farà tre stagioni, ed esordiscono Pippo Randone, Pierino Trapani e Nardo Vassallo. 1971-72: si torna in C e arrivano Filippo Calamusa, un altro che rimarrà tra noi e punto di forza del Trapani per tre stagioni di fila, Leonardo Regalino, altro punto di forza, anche lui tre stagioni in granata, e grandi prospettive, ma carriera praticamente finita ad Enna, Adriano Baratti, tanti gol e Marsala affossato sia fuori che in casa, ed esordisce Natale Picano, che in granata farà sette stagioni, l’ultima delle quali addirittura nel 1987-88.


***

1972-73: Rosario Amato, Rocco D’Aiello, Salvatore Falce, Mariano Gabriele, Dino Impellizzeri, Carmelo Mastai, Francesco Minetto, Francesco Polizzo, Peppe Todaro.

1973-74: Enzo Galletti.

1974-75: Antonio Arcoleo, Rosario Facciorusso.

1975-76: Mauro Beccaria, Raimondo Mauro, Fabrizio Panzolini, Giuseppe Perria.

1976-77: Enrico Coscia, Gabriele Messina.

1977-78: Leonardo Giacalone, Remo Luzi, Erasmo Vassallo.

1978-79: Giuseppe Beltrano, Maurizio Monaco, Giustino Paris, Vincenzo Saracino, Salvatore Vassallo.

1979-80: Doriano Maino, Francesco Rizzo.

1980-81: Pasquale Cadili, Andrea Cardella, Maurizio Catalano, Nunzio Restivo, Bartolo Scalone.

1981-82: Alberto Catania, Domenico Maurizio Cintura, Rosario Cintura, Salvatore Cusenza, Giuseppe Del Giudice, Guido De Maria, Sebastiano Olindo.

1982-83: Peppe Alogna, Michele Cortis, Peppe Di Giovanni, Baldassare Di Pasquale, Felice Vermiglio.

1983-84: Antonino Cerro, Francesco Monaco.

1984-85: Natale Bonventre, Peppe Busetta, Ettore La Vecchia.

1985-86: Baldassare Gargano, Giovanni Guaiana.

1986-87: Antonino Barbara, Casimiro Barbara, Mario Brucia, Vito Oddo, Alfonso Passalacqua, Giuseppe Sapio.

1988-89: Salvatore Giarratano, Tony Messina.

1989-90: Giacomo Agate, Maurizio Barbara, Simone Cannavò, Saverio Spada.

1990-91: Nino Barraco, Filippo Cavataio, Crispino Di Discordia, Salvatore Di Gregorio, Carmelo Formisano.

1992-93: Castrenze Campanella, Valerio Leto, Roberto Novara.

1993-94: Alberto Amoroso, Domenico Giacomarro, Gaetano Vasari.

1994-95: Francesco Galeoto. 


"JUVENILIA, 1954-2004... e la storia continua": le parole con cui Franco Auci presentò, nel giugno del 2004, il volume da lui curato in occasione del cinquantenario dell'A.S. Juvenilia

Che bello! Tutti insieme! Anche da molto lontano (Gaspare Aleo da Genova, Vito Barraco da Brindisi, Giovanni Brugnone da Piacenza, Peppe Saura da Bergamo, i fratelli Giuseppe e Umberto Marceca, Paolo Rizzo ed Enzo Gabriele da Roma, Francesco Guastella da Catania, Vito Virga da Agrigento, Mario Graffeo da Sciacca)! Presidenti, dirigenti, atleti. Siamo tanti, e nello stesso tempo siamo pochi perché tanti ne mancano. Infatti rintracciare tutti è stato impossibile e molti avevano altri impegni. Poi alcuni non ci sono più, ma percepiamo che, guardandoci, sono in festa con noi. Forse, anzi quasi certamente, ne dimentico. Comunque cito quelli che ricordo e allora rivediamo Leonardo Ferrara, Antonino Urso, Giovanni Malato, Tonio Grimaudo, Giuseppe Brascia, Stefano Randone, Vito Via, Enzo Vegna, Guido Melendez, Pietro Verme, Gianni Cipolla e naturalmente Ciccio Salone. Sono tutti accanto a noi e, ricambiati calorosamente, li abbracciamo, rivivendo con loro pagine indimenticabili.
 Stasera, dopo la celebrazione eucaristica, stiamo vivendo un altro momento significativo del programma approntato per il cinquantesimo anniversario della nascita della Juvenilia e siamo curiosi di scoprire il contenuto di queste pagine. Tante, eppure, nello stesso tempo, poche; troppo poche, perché cinquant’anni sono cinquant’anni!
 Momento significativo, dicevo. La Juvenilia mette insieme alcuni pezzi della sua vita e li raccoglie in un volume che, sia chiaro, non è la sua storia, ma ci aiuta a riviverla grazie ad alcune testimonianze, a tanti ritagli stampa e a tante, tante foto. Troverete vuoti, imprecisioni, lacune, errori. Vi prego di perdonarli perché, anche se ci abbiamo provato, non è stato possibile reperire tutto quanto necessario per realizzare, come invece avremmo voluto, qualcosa di più completo. Come per diverse foto non è stato possibile riconoscere tutti, per cui troverete tanti punti interrogativi. Altre foto sono state addirittura scartate perché i punti interrogativi erano davvero troppi, oppure perché non è stato possibile interpretarle a dovere o addirittura datarle. Così, ad esempio, non si fa cenno dell’ONARMO, società alla quale la Juvenilia diede vita per consentire a tutti i suoi ragazzi di fare attività, soprattutto quella calcistica e quella cestistica.
 Sono lacune che ci auguriamo di colmare l’anno prossimo. Si è infatti già convenuto - se mostrerete, come mi auguro, interesse per l’iniziativa - di assicurare continuità a questo appuntamento, in primo luogo, come ha già anticipato in questi giorni Mons. Adragna, dando vita a un Club Juvenilia e facendo inoltre coincidere ogni anno la giornata conclusiva del Memorial “Ciccio Salone” con un Juvenilia day. Così questa sarà, sistematicamente, l’occasione di una rimpatriata: sappiamo che a giugno c’è il Memorial, in primavera ci faremo sentire, ci faremo dire la data e ognuno di noi deciderà se potrà esserci o meno. Speriamo di essere sempre più numerosi, magari grazie a un passaparola che dovrà funzionare sempre meglio. In coincidenza con la prossima edizione del Memorial “Salone” sarà approntata una nuova pubblicazione, che raccoglierà gli atti dei festeggiamenti di quest’anno con le relative foto ricordo scattate in questi giorni e che conterrà anche la documentazione che ciascuno di voi, tornato a casa, ci farà avere per colmare le lacune del volume di quest’anno e correggerne imprecisioni ed errori.

***

Fatta questa premessa, passo ad illustrarvi il contenuto di questo volume, nel quale ho messo assieme una parte del prezioso materiale fornitomi da Giuseppe La Bua, da Mons. Adragna e dal CSI provinciale, quello fornitomi da Toti Ernandez, quello che sono riuscito a reperire fra le mie carte e quello fornitomi dalle persone che troverete indicate in apertura. Particolarmente sofferta è stata la copertina. È importante la copertina: rappresenta il primo approccio con il lettore. Grazie alla preziosa collaborazione della tipografia, e in particolare dei fratelli Cosentino, e grazie anche alla loro pazienza, è venuta fuori questa e spero che vi piaccia. Troppo semplice il titolo, “Juvenilia, 50 anni, 1954-2004”. Bisognava aggiungere qualcosa: “ci siamo ancora”, s’era pensato in un primo momento. Poi Toti Ernandez è venuto fuori con questo “…e la storia continua”. Ho capito dopo, come vi dirò più avanti, ma intanto il primo problema era risolto perché quel titolo, “Juvenilia, 50 anni, 1954-2004 …e la storia continua”, piacque subito. Cos’altro doveva contenere la copertina? Foto e ritagli stampa, un collage, a sintetizzarne il contenuto. Ma sarebbe venuta fuori una certa confusione. Allora, eliminati i ritagli stampa, bisognava scegliere le foto da inserire: lo stesso titolo, 1954-2004, suggeriva la prima Juvenilia e quella di quest’anno. E la grande Juvenilia della seconda metà degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, quella dei titoli regionali CSI di calcio e di pallacanestro, la bella Juvenilia dei primi anni della III categoria, quando si decise di fare la FIGC perché i ragazzi che non avevano più l’età, in quanto non più iuniores, potessero proseguire la loro attività agonistica rimanendo nella famiglia? Scegliere una soltanto di queste foto avrebbe significato far torto alle altre. Allora si è optato per la prima Juvenilia, per la Juvenilia che al termine della stagione 1998-99, in un momento particolare in quanto la società sembrava sfilacciarsi, è tornata in seconda categoria, e per i pargoletti di quest’anno, che rappresentano il futuro della Juvenilia e che stanno a rappresentare la chiusura del titolo, cioè “…e la storia continua”.

***

Ma la Juvenilia non è stata soltanto calcio. In copertina mancava qualsiasi richiamo alle altre discipline. Ho pensato di ovviare inserendo, dall’alto in basso, sotto la foto dell’ingresso della Cattedrale, dalla quale viene fuori la Juvenilia, una fascia con il logo della pallacanestro, dell’atletica, del tennis da tavolo, della pallavolo. Non ci è piaciuto. Allora ho preferito inserire tre foto simbolo dell’altra disciplina principale praticata dalla Juvenilia, la pallacanestro: in alto la squadra a San Giovanni, che nel 1968, durante uno dei tradizionali ritiri a San Cataldo, fece sua la Coppa Estate Ericina, al centro uno spettacolare salto a due, se ben ricordo Enzo Gabriele, nella finale regionale CSI di Siracusa nel 1972, e sotto la squadra femminile che vinse il titolo regionale CSI nel 1973: lì, fra le altre, c’è Ninni Prinzivalli, la moglie di Ciccio Salone, c’è Carmelina, la sorella di Don Adragna, e c’è Matteo Aiuto, che rimise assieme i cocci del settore pallacanestro in un momento particolare della Juvenilia. Nella foto in alto ci sono Mons. Antonino Adragna ed Ettore Daidone, in quella del calcio, sempre in alto, c’è Giuseppe La Bua, che è stato il primo presidente della Juvenilia. Ed allora un cruccio, a copertina definita, mi porto dentro: in copertina mancano quanto meno altri due personaggi simbolo della storia della Juvenilia, don Vincenzo Messana, il primo Assistente; e, gli altri non me ne vogliano, quello che, dopo Don Adragna, reputo il personaggio per eccellenza della Juvenilia che ho conosciuto io. Com’è nel mio cuore, ne sono certo, lo è anche nel cuore di quanti, e sono stati davvero tanti!, l’hanno avuto come maestro e padre. Me ne scuso e vi chiamo a rendervi miei… complici tributandogli un caloroso e affettuoso applauso. Se è proprio necessario fare nome e cognome, mi riferisco al carissimo Giovanni Barbaro. A Dio piacendo, troverò il modo di rimediare con la copertina del 2005.
 In ultima, infine, alla sinistra di una cartella, in cui cerco di spiegare brevemente la Juvenilia partendo dal fatto che essa è l’espressione di quel fecondo associazionismo sportivo che negli anni Cinquanta proliferò nelle nostre parrocchie, è stato inserito il campanile della Cattedrale, sul quale, in un cielo azzurro e splendidamente pulito, si staglia il gagliardetto della Juvenilia, con il suo motto, ut unum sint.

SALVATORE COTTONE, UN COLLEGA SPECIALE...


Sentii parlare di Salvatore Cottone alla fine degli anni Cinquanta, quando mi recavo spesso - molto spesso, in verità, tanto da trascurare tutto il resto! - al vecchio Aula sia per seguire gli allenamenti del Trapani, sia per assistere alle partite dei campionati di Lega Giovanile o di II Divisione, che mi appassionavano parecchio visto che vedevano impegnati anche numerosi amici o semplici conoscenti. L’Aula allora rappresentava davvero qualcosa di speciale, era la gioia di vivere in un certo modo, era un posto in cui ci si ritrovava quasi istintivamente, in cui si discuteva di tutto, non solo di calcio, in cui si scherzava e talvolta si litigava anche; era, insomma, un angolo molto importante della vita di questa nostra città che allora puntava costantemente a migliorarsi, magari partendo dal confronto sportivo.
Fra partite scolastiche, campionati e tornei vari, per non dire del Trapani, l’impianto era aperto tutto il giorno. Ma ad un certo punto si pensò che, arrivata l’estate, sarebbe stato bello ritrovarsi all’Aula anche di sera. E Salvatore Cottone fu tra gli artefici di questa “trovata”. Eravamo nel 1959 e Cottone, Bellomo, Romano ed altri amici, che avevano messo su la squadra dei “Commessi”, venivano dall’esperienza di un torneo amatoriale al quale pensarono di dare un seguito organizzandone un altro in notturna. Non fu facile, ma con l’entusiasmo e con la passione si superarono tutti i problemi e così nacque l’impianto di illuminazione, che ci permise di ritrovarci all’Aula anche dopo cena.
Salvatore Cottone e i suoi amici alla fine dell’estate diedero un seguito a quell’esperienza facendo partecipare la S.S. Commessi al campionato di III Categoria e quindi, nel 1960, dalla fusione con la Calcio Libertas, che faveva la II Categoria, nacque lo Sport Club “Libertas Dipendenti Commercio”.
Nel frattempo Cottone era diventato arbitro di calcio e, in realtà, come tale lo conobbi all’inizio degli anni Sessanta, quando ero alle mie prime esperienze di cronista. Era comunque una conoscenza destinata naturalmente a rinsaldarsi quando nel giugno del 1966 diventammo colleghi d’ufficio, al Comune di Trapani, per il quale, in quanto a disponibilità finanziarie, quelli erano anni assai difficili. Da parte nostra comunque all’Ufficio Aquedotti potevamo giovarci di un bilancio a parte, che ci permetteva di non avere problemi di stipendio, cosa, questa, che ovviamente gli altri colleghi comunali, i quali invece spesso erano costretti a scioperare, mal digerivano. Ma c’era poco da illudersi.
Salvatore Cottone ebbe il merito di intuire che le cose sarebbero cambiate. C’era pertanto da non farsi trovare impreparati ad affrontare l’emergenza. Così la difficile, e talvolta addirittura molto tesa, situazione interna (ci si preparava infatti a “gestire” Bresciana) e l’esigenza di limitare le difficoltà finanziarie alle quali eravamo inevitabilmente destinati ad andare incontro, appunto su iniziativa di Cottone, spinsero noi dipendenti dell’allora Stabilimento Speciale Acquedotti a dare vita ad una associazione, che non era un sindacato, ma che in seguito, almeno nei periodi più tormentati, dimostrò senz’altro di averne la forza. Si trattava della L.A.D.A. (Libera Associazione Dipendenti Acquedotti), che per noi era una sorta di società di mutuo soccorso, preparandoci anche a limitare le difficoltà finanziarie alle quali si era destinati ad andare incontro al momento del pensionamento.
Della LADA Salvatore Cottone, oltre che l’ideatore, fu l’anima, visto che ebbe anche la capacità di spingerci sempre a migliorarla. E noi con lui andavamo orgogliosi di questa creatura che negli anni aveva contribuito a risolvere tanti nostri problemi e che gli altri dipendenti comunali ci invidiavano, soprattutto a Natale e a Pasqua, quando tornavamo a casa con il panettone o la colomba e con lo spumante, oppure ogniqualvolta si allestiva la cerimonia per la consegna della pergamena e della medaglia d’oro-ricordo ai colleghi che andavano in pensione.
Altri tratteranno di Salvatore Cottone sul piano dirigenziale, sportivo, politico e via di seguito, ma, avendo avuto il privilegio di conoscerlo anche sotto questi aspetti, a me pare di poter dire che la LADA abbia senz’altro rappresentato la sintesi del personaggio.
(31 maggio 2002)

QUESTI ARBITRI

Un testo dedicato agli arbitri; anzi ai loro nomi e città d'origine, con tono canzonatorio e spirito quasi cabarettistico: una "filastrocca comica", secondo il regista Giuseppe Passalacqua. Non a caso, forse, accanto al titolo del file, "Questi arbitri" (datato 10 novembre 2006), Franco aveva aggiunto, tra parentesi, "per Michele Morfino": immaginando, chissà, di offrire il monologo all'attore valdericino (purtroppo scomparso il 27 giugno 2014), o addirittura scrivendolo apposta per lui e per una messinscena di cui finora non abbiamo notizia; ne darebbero conferma anche alcune brevi indicazioni in corsivo sui gesti con i quali accompagnare la recitazione. Morfino compare in alcune foto dei libri di Auci: oltre a quelle sparse nella serie dedicata a "Trapani e lo spettacolo" (n. 1, 4 e 5), due immagini della Storia del Trapani (prima parte, p. 311 e 312), che ce lo mostrano in qualità di "animatore" della serata di premiazione al palazzo dello sport, nel 2003, in occasione della rimpatriata di "Trapani, amore mio".  

Stamattina ho fatto una riflessione sugli arbitri di calcio.
Avevo tra le mani dei “Panini”...
Vi prego..., che pensate? Non appena si fa una riflessione sugli arbitri si parla subito di mangiare!
No, i panini non c’entrano! Io parlo dei “Panini”, quelli con la P maiuscola, con la P grande...
Vi prego..., non pensate... Ci risiamo coi cattivi pensieri. So cosa state pensando: Panini con la P grande e allora... grandi mangiate!
No! Parlo degli Annuari Panini, gli Annuari del calcio. I panini, quelli che si mangiano, non c’entrano niente!
Stavo consumando... Ma che dico? ...Stavo consultando i “Panini” perché cercavo un risultato di un campionato di calcio di tanti anni fa.
Improvvisamente, mentre sfogliavo, l’occhio, che a volte è... traditore!, ma spesso è anche amico carissimo, si posa sulle pagine degli arbitri.
E guardo, guardo... Quanti arbitri dimenticati... E quanti... (Possibili: 1. Portare indice e pollice al naso, in segno di puzza; 2. Alzare la mano evidenziando indice e mignolo, in segno di corna)
E, guardando guardando, mi sono accorto di certe cose alle quali non avevo mai prestato la giusta attenzione.
Vi faccio alcuni esempi...
Sì, perché stavolta, per non dimenticare, me li sono segnati e li ho divisi per categorie.

Cominciamo dagli arbitri dei quali non si capisce bene di dove sono. Voi sapete che si suole dire, per esempio: Bianchi di Milano, oppure Rossi di Roma, oppure Verdi di Firenze.
Invece vi invito a riflettere su questi, soltanto alcuni... ma quanti ce ne sono!:
Albanese... di Brindisi! Bah!
Boemo... di Cervignano del Friuli!
Calabrese... di Avezzano!
Catalano... di Reggio Calabria!
Genovese... di Salerno!
Giordano... di Udine!
Greco... di Brindisi!
Lombardo... di Marsala! (Possibile variazione: Lombardo, che poi è trapanese!,... di Marsala!)
Lucchesi... di Roma!
Mantovani... di Genova!
Messinese... di Taranto!
Napoletano... di Bolzano!
Padovan... di Gorizia!
Pisano... di Cagliari!
Polacco... di Conegliano!
Pugliese... di Roma!
Reggiani... di Bologna!
Romano... di Lentini!
Russo... di Pisa!
Tedeschi... di Bologna!
Trentin... di Torino!

***

Passiamo ora agli arbitri, diciamo così, ...nobili:
Re, di Udine, e quindi Trono, di Torino
Conti, di Ravenna
Visconti, di Eboli
Marchese, di Napoli
Baroni, di Macerata
e, appunto, Nobile, di Voghera

Ci sono quelli che hanno qualcosa in comune col vino:
Forte, di Marsala
Fiaschi, di Pisa
Litro, di Taranto
Rosso, di Casale Monferrato
Brunello, di Conegliano

Passiamo ora a certi tipi..., ve li raccomando!:
Allegrezza, di Pesaro
Bei, di Roma
Carbonari, di Viterbo
Cocco, di Frosinone
Coppolone, di Bari
Segreto, di Roma
Lazzaroni, di Milano
Sgherri, di Grosseto
Piloti, di Catania
Girasole, di Aosta
Conticini, di Firenze
Guadagnini, di Bologna
Banda, di Treviso
Briganti, di Ravenna
Sancricca, di Macerata
Governa, di Alessandria
Brigo, di Torino
Faccenda, di Salerno
Marangio, di Roma
Falsetti, di Roma
Foschi, di Forlì
Piglione, di Modena
Porcelli, di Lodi
Rosica, di Roma
Magni, di Bergamo
Magnoni, di Milano
Dentino, di Torre Annunziata
Fagotto, di Portogruaro
Vollero, di Napoli
Pranzo, di Taranto
Pegno, di Torre del Greco
Marenghi, di Piacenza
Zecchini, di Torino
La Banca, di Milano
Sportelli, di Lucca
Selicorni, di Milano
Servello, di Lecce
Schiavon, di Padova

Ci sono quelli che possiamo chiamare per nome:
Baldo, di Alessandria
Donato, di Civitavecchia
Ercole, di Milano
Pippo, di Genova
Rocco, di Caserta
Romeo, di Messina
Toni, di Roma

Ci sono anche le specie animali:
Agnelli, di Siena
Caprini, di Perugia
Cavallo, di Paola
Galli, di Ferrara
Grilli, di Matera
Leone, di Bari
Lupo, di Empoli
Merlo, di Bassano del Grappa
Mosca, di Napoli
Oca, di Bologna
Pesce, di Napoli
Picchio, di Macerata
Piccioni, di Cremona
Quaglia, di Torino
Rana, di Molfetta
Ricci, di Genova
Torelli, di Milano
Vacca, di Bari

***

Ma ci sono anche arbitri, diciamo così, come si deve:
Ammirato, di Torre del Greco
Assennato, di Caltanissetta
Ausili, di Ancona
Baciucchi, di Roma
Balsamo, di Paola
Bencivenga, di Torino
Benedetti, di Roma
Benvenuti, di Udine
Bravi, di Roma
Buonocore, di Castellammare di Stabia
Clemente, di Gorizia
Conforti, di Macerata
Cortesi, di Ravenna
Docile, di Salerno
Doro, di Mestre
Fausti, di Milano
Fedeli, di Cassino
Fidomanzo, di Messina
Gentile, di Catanzaro
Giusti, di Pordenone
Laudato, di Taranto
Luci, di Firenze
Materassi, di Firenze
Migliore, di Salerno
Perdonò, di Foggia
Savio, di Torino
Serafino, di Roma
Signorile, di Bari
Valente, di Monfalcone
Vittoria, di Catania
Zuccaro, di Catania,... e Mele, di Bergamo

E sentite questi:
Ballerini, di La Spezia
Burini, di Ravenna
Cantarelli, di Parma
Casini, di Palermo
Meschini, di Perugia
Piccolo, di Aosta
Prece, di Roma
Sordi, di Cremona
Tosti, di Livorno
Trillò, di Milano

E se ti capitano questi chi ti salva?
Aceto, di Chieti
Alt, di Cormons
Altomare, di Barletta
Autorino, di Salerno
Barbaresco, di Cormons
Bonadonna, di Roma
Broglia, di Milano
Calvari, di Milano
Capraro, di Cassino
Cattivello, di Pozzuolo del Friuli
Cervellin, di Treviso
Cicia, di Bassano del Grappa
Contro, di Vicenza
Dotto, di Palermo
Drammatico, di Castellammare di Stabia
Facchin, di Udine
Fantozzi, di Pontedera
Fiacco, di Frosinone
Fuso, di Chiavari
Gambarotta, di Genova
Gobbo, di Padova
Laricchia, di Bari
Madonna, di Torre del Greco
Montanaro, di Cuneo
Mori, di Cremona
Occhinegro, di Taranto
Panico, di Battipaglia
Scalcione, di Matera
Scarpa, di Cagliari
Scotto, di Savona (Mimare la scottatura)
Stocco, di Venezia (Roteare i pugni chiusi)
Svolacchia, di Perugia
Tarantola, di Genova
Testa, di Prato
Testuzza, di Genova
Vaccaro, di Torino
Vago, di Chiavari

TRAPANI E LA VUITTON CUP... PARDON, LA COPPA AMERICA!

Un ironico frammento, datato 4 febbraio 2007, di un racconto mai scritto, in margine agli eventi della Louis Vuitton Cup: tra i quali un sontuoso, memorabile ricevimento a cielo aperto, in corso Vittorio Emanuele...

A questo punto l’amico mio che per l’occasione era venuto appositamente da Imperia e al quale al suo arrivo in città avevo spiegato che quello era il salotto di Trapani, mi fece notare, non nascondendo certo una punta d’ironia, che il salotto di Trapani si era trasformato in stanza da pranzo. E la cosa mi diede molto fastidio. Ma non era finita. Tutt’altro! Infatti subito dopo, guardandomi con un sorriso beffardo, sentenziò: “In quella stanza da pranzo, pardon in quel salotto, non c’è sicuramente tutta la Trapani che conta!”. E, squadrandomi ironicamente dalla testa ai piedi, affinché non potessi nutrire dubbi di sorta sul significato delle sue parole, aggiunse: “Manca qualcuno!”. A questo punto, alquanto irritato, volgendo lo sguardo verso di lui, gli feci capire che non era proprio il caso di sfottere. Ma lui replicò candidamente: “Fai attenzione. Intendevo dire che la Trapani che conta sta fuori”. “Spiegati meglio!”. “Semplice”, sibilò, “là dentro c’è la Trapani che non conta!”. E, facendo seguire la sua inconfondibile, lunghissima risata, mi spiegò: “Scusa, altrimenti come ti salvo?”.


PER NINO VENUTI: FRANCO AUCI RICORDA L'AMICO A TRE GIORNI DALLA SCOMPARSA, IN QUESTA PAGINA DEL 27 GENNAIO 2009

Nel giro di poche settimane, dopo Leonardo Vassallo, che si era spento il 12 dicembre scorso, la sezione UNVS di Trapani ha perso un altro socio. Il 24 gennaio Nino Venuti “ha tirato i remi in barca”, come si leggeva nella necrologia apparsa sul “Giornale di Sicilia”, quasi a sottolineare il suo viscerale amore per il mare di Trapani, che negli ultimi tempi l’aveva visto esprimere la sua passione per la pesca in numerose battute con Fulvio Castaldi. E l’estate scorsa c’era rimasto male, quando, non ricordando che a me piaceva soltanto il pesce azzurro, nel corso di una telefonata mi aveva detto che stava per portarmi quanto necessario per una bella frittura. 
Il nostro mare! Ma per me Nino Venuti era il Calcio. Ala vecchio stile, all’inizio degli Anni Sessanta, quasi a dispetto dell’inarrivabile avversione paterna che non digeriva assolutamente la passione di Nino per la sfera di cuoio, era stato sul punto di esordire con il Trapani in prima squadra. Non se ne fece nulla perchè quel Trapani era fortissimo e trovare spazio per un locale era impresa problematica. Molto dotato sul piano tecnico, “era davvero super senza palla”, ricorda Peppe Bellomo, n. 10 di quella formazione che nel 1962, a Palermo, aveva conquistato il titolo regionale juniores rifilando cinque reti al favorito Siracusa, prima di incappare in una giornata balorda e di essere eliminata dalla Reggina che pure era stata largamente battuta nella gara di andata. 
Quanti terzini aveva fatto soffrire, anche di squadre di A e B, visto che allora a metà settimana si giocava il campionato cadetti. Un cenno, per un’intesa che si ripeteva sistematica, rapido scambio e via, fino a concludere le sue azioni quasi sempre con dei cross dalla linea di fondo che erano ripetuti inviti a nozze per il n. 9 Antoci. 
Eh, sì, prima di essere fermato dal menisco, quanti terzini aveva fatto soffrire! Era abilissimo nel dribblarli o nel lasciarli sul posto proprio per la sua capacità di giocare senza palla. Ma l’avversario incontrato negli ultimi mesi non è stato leale e l’ha letteralmente distrutto. Nino ha cercato di giocarsi la partita, ha combattuto una grande battaglia, senza mai arrendersi e, quasi a rassicurarci, facendoci piuttosto quell’occhiolino tipico che significava “Ora ci penso io”. Ma questo era un avversario senza pietà che l’ha costretto a “tirare i remi in barca”, a dire addio al suo mare, laddove mare, il solo odore di mare, significa tutto, nuotate, pesca, una passeggiata alla Marina, la ragazza tanto amata, un arrivederci in Via Fardella, ma anche calcio di qualità, nato bruciandoti le suole dei piedi giocando alle saline, lealtà, amicizia, gioia di vivere, amore, una memorabile rimpatriata con i compagni di un tempo, a fare giorno ricordando trasferte, azioni, gol da sogno, birichinate, una cena con gli amici...

Le primissime pagine di una biografia che Franco Auci non arriverà a scrivere: quella di Fulvio Castaldi, storica mezzala e centrocampista granata, nato nel '33 a Castellammare di Stabia, già dal '59 a Trapani e ben presto grande amico di Franco, nella stessa "comitiva" del sabato sera...

Quando Fulvio Castaldi mi disse che, ricorrendo nel 2009 il 50.mo anniversario del suo trasferimento a Trapani, avrebbe voluto celebrare la ricorrenza con una apposita pubblicazione, chiedendomene in tal senso la disponibilità, il mio pensiero andò subito allo stadio provinciale. Potrebbe sembrare strano, visto che sarebbe stato più logico pensare immediatamente al percorso da compiere per la realizzazione del progetto, ma per me legare il nome di Castaldi allo stadio è da sempre la cosa più naturale di questo mondo. Ciò non solo perché porta la sua firma la prima rete messa a segno dal Trapani nel nuovo impianto o per la sua memorabile prestazione che quel giorno (era il 30 ottobre 1960) trascinò la squadra granata allo storico 3 a 2 sul Taranto, ma anche perché non ho mai dimenticato - e, con me, tanti appassionati trapanesi - il Castaldi che, in possesso di palla, nelle giornate di sole, al vecchio “Aula”, con disarmante naturalezza, si portava la mano all’altezza della fronte per avere, prima di effettuare un lancio (che poi era quasi sempre millimetrico), la migliore visione della posizione dei compagni. Gesto, quest’ultimo, che finiva inevitabilmente per ricordare a tutti che si giocava in un campo orientato est-ovest e che bisognava dunque far presto per completare l’impianto di Raganzili. D’altra parte, quel Trapani formidabile, che faceva già sognare la B, avrebbe meritato uno stadio degno di tal nome. Ma come realizzare l’intenzione di Castaldi? Cinquant’anni sono tanti e poi Fulvio è stato un personaggio autentico. Peraltro figlio d’arte (ma, come vedremo, anche il fratello ha giocato a calcio), non si è limitato a mettere su famiglia nella nostra città e a rimanere con noi, perché in questi cinquant’anni Trapani l’ha visto spesso protagonista. Sicuramente non soltanto nel calcio, che pure è stato e continua ad essere il suo amore più grande. Sono del parere che il suo amore per il calcio è stato sempre istintivo, una cosa naturale e, soprattutto, che si tratta - per intenderci - di “uno che ne capisce”. Sono altresì convinto che, con un carattere diverso, avrebbe ottenuto risultati straordinari. Schivo com’è, Castaldi si è invece fatto sempre da parte: non ha lesinato consigli quanto mai preziosi, ma non se l’è mai sentita di assumere grandi responsabilità. Per capirci, uno che ha voluto fare sempre il soldato semplice pur avendo la stoffa del comandante in capo. Ma le qualità vanno sposate al coraggio (caro Fulvio, ti prego di scusarmi, ma non mi viene in mente altro termine!). In campo calcistico, ad esempio, maturai ben presto l’idea (mi riferisco alla seconda metà degli anni Sessanta) che Fulvio sarebbe stato un grande allenatore. Proprio perché “ne capisce”, nel senso che riusciva a rendersi presto conto delle reali possibilità di un ragazzo e che saper mettere in campo una squadra significava approdare alla giusta sintesi degli elementi a disposizione. Delle sue capacità diede ampia dimostrazione non solo dirigendo le “minori” granata, ma anche nelle occasioni, purtroppo temporanee, in cui fu chiamato dalla dirigenza a guidare dalla panchina la prima squadra. Furono, queste, emergenze che Castaldi trasformò in veri e propri capolavori, pronto, però, a mettersi subito da parte. Qualche esempio. Un Trapani-Cosenza nella stagione 1969-70, partita, questa, che segnò il passaggio dalla fallimentare gestione Zanollo alla gestione Camuffo (quest’ultima addirittura indefinibile!). E ancora, le ultime partite della stagione 1969-70, quando, andato via Andreoli, al quale non era riuscito il miracolo-salvezza realizzato tre anni prima, la dirigenza gli affidò il compito di concludere il campionato nel modo più dignitoso possibile, cosa che Castaldi fece lanciando peraltro Mimmo Cintura. In campo calcistico, smessa all’inizio degli anni Settanta l’attività relativa alla guida delle “minori” del Trapani, Castaldi non rimane certamente lontano dai destini del Trapani per molto tempo. Parte infatti la lunga stagione delle gestioni commissariali e lui è fra i più preziosi collaboratori prima di Culicchia, poi di Bileci, quindi di Impellizzeri e infine di Valenti (e di Bosco). E vediamo Fulvio andare in giro per tanti campi a vedere all’opera giovani di belle speranze, riuscendo (in tempi di vera magra non era impresa agevole) a portarne qualcuno in granata, primo fra tutti Coscia, Il Trapani, a dispetto delle scarse (per non dire addirittura inesistenti) disponibilità economiche, riesce anche a vivere periodi esaltanti, che gli consentono di lottare alla pari con formazioni di assoluto rilievo.


***

Fulvio Castaldi comunque ormai non si interessa più semplicemente di calcio, cosa che peraltro fa dando vita alla rappresentativa dell’amministrazione provinciale (ne è dipendente dal 1965), ma è anche pedina fra le più attive dell’Associazione dei Commercianti, il cui presidente è Leonardo Impellizzeri (che sarà anche Commissario Straordinario dell’A.S.Trapani). Nel ?1964? ha infatti coronato il suo sogno d’amore sposando Clementina Bizzi e dando vita con lei ad una attività commerciale: il negozio di articoli da regalo, in Corso Vittorio Emanuele, nella traversa fra il Liceo Classico e la Cattedrale, dunque in pieno centro storico (per la cui rivitalizzazione, a partire dagli anni Settanta, Fulvio si batterà con gran tenacia), hanno deciso di chiamarlo CABI (CAstaldi e BIzzi).

Questo, in sintesi, il Castaldi protagonista delle vita cittadina fin dal suo approdo a Trapani, nel 1959. Ma ripercorriamoli insieme questi cinquant’anni, facendoceli sintetizzare, attraverso una lunga intervista, dallo stesso Fulvio, al quale chiediamo innanzitutto della sua famiglia, della sua gioventù, del suo essere “napoletano”, del suo infinito amore per una terra alla quale un bel giorno, venuto a Trapani, ha chiesto di far posto anche alla nostra. Apriti cuore mio! Ed ecco accanto al mare del Golfo di Napoli il nostro delle Egadi, accanto alla vita che pulsa all’ombra del Vesuvio quella che cerca di farsi spazio all’ombra di Erice. Sensazioni che puoi soltanto provare a descrivere, ma che, per quanto ti sforzi, non riesci ad esprimere compiutamente. Te le porti dentro e basta. E, magari, ne sei geloso, soprattutto quando provando a spiegarti il bellissimo mistero di questo connubio che la vita ti ha regalato, accorgendoti che non ci riesci, ti spunta piuttosto una lagrima, come quelle che, irrefrenabili, vengono fuori quando ricordi i tanti e tanti amici che non ci sono più. E quanto è lungo l’elenco, tanto lungo che ti sembra di impazzire: Mommo Marchello, Nanai Impellizzeri, Salvatore Piacentino, Ninni Ricevuto..., i tanti compagni di squadra, Tomassoni, Nardi, Gridelli... ed ora anche i ragazzi granata hanno cominciato a lasciarci, Vassallo, Venuti. No, no, meglio chiuderlo subito questo capitolo. Sono ombre che ti stanno vicine e che vorresti abbracciare...

Leggi anche il "tabellino" riassuntivo della carriera di Castaldi, che abbiamo pubblicato tra i pdf della pagina VARIE.


LA PRESENTAZIONE DI "CHIARPOTTO E DINTORNI"

L'intervento con il quale Franco Auci, il 22 dicembre del 2001, inaugurò la presentazione del suo libro "Chiarpotto e dintorni", ringraziando i tanti "amici e maestri" presenti, inclusi quelli "perseguitati" durante la caccia alle foto pubblicate, e formulando il desiderio di un "museo-biblioteca dello sport trapanese", perché "abbiamo il dovere di conservare queste memorie, di custodirle", per farne "patrimonio di tutti, tesoro comune".

CENTO ANNI DI GIORNALI A TRAPANI...


Ecco il testo, dedicato alla stampa sportiva, che Franco Auci scrisse per il convegno "Cento anni di giornali a Trapani", cui partecipò il 18 maggio 1987: nella foto, da sinistra, dopo Auci in piedi, Salvatore Costanza, Ferruccio Centonze, Renzo Vento (che ringraziamo per quest'immagine dal suo archivio e per le informazioni su quell'evento), Giacomo Catania, Nicola Corso e Giacomo Di Girolamo.



BREVE STORIA DELLA STAMPA SPORTIVA A TRAPANI


Mi sembra doverosa una premessa. Poiché saranno citati parecchi giornali e saranno fatti tanti
nomi, le dimenticanze risulteranno inevitabili, come numerose potrebbero anche essere le
imprecisioni.
Pertanto fin d’ora vi prego di perdonarmi, ma, d’altra parte, questa relazione è più frutto di
ricordi o di notizie cercate (per altri motivi) alla Biblioteca Fardelliana diversi anni fa, che di
vere e proprie ricerche su un argomento che pure meriterebbe studi approfonditi. E ciò
senz’altro non solo per motivi di ordine puramente statistico, ma anche e soprattutto per i
risultati che ne verrebbero fuori sotto il profilo del costume.
Altra piccola, ma non meno doverosa, premessa. Dedicherò gran parte di questa relazione
al periodo che va, grosso modo, fino agli inizi degli Anni Sessanta in quanto per il periodo
successivo, fino ai nostri giorni, ritengo che la migliore chiave di lettura si potrà avere solo fra
qualche tempo.
Come ebbe modo di sottolineare circa tre anni e mezzo fa il collega Franco Cammarasana
in occasione di un convegno organizzato dal Centro Studi “Giulio Pastore” alla Biblioteca
Fardelliana su “La Stampa trapanese dal 1900 al 1950”, per quanto riguarda gli inizi del
secolo – ed ovviamente anche per l’ultimo periodo di quello precedente – non si può certo
dire che nella nostra provincia esistesse una vera e propria stampa sportiva.
Ciò soprattutto perché mancava la materia prima, vale a dire proprio gli avvenimenti
sportivi, nel senso che questi ultimi erano ben rari ed in ogni caso riguardavano pochissime
discipline e quasi sempre ne erano protagonisti i rappresentanti di una certa élite.
Anche se di tanto in tanto, comunque, sulla stampa del tempo trovavano spazio notizie
riguardanti la scherma, il tiro e soprattutto il podismo, disciplina, questa, più facilmente
praticabile rispetto alle altre.
Poi entra gradatamente in scena il calcio ed anche dalle nostre parti la stampa comincia ad
occuparsi di questa nuova disciplina.
I termini, giocoforza, sono in massima parte inglesi, ma prima la curiosità e poi l’interesse
che scaturisce dal campanilismo sono crescenti e così troviamo notizia dei primi epici scontri
con le formazioni palermitane, nonché delle prime “sfide” fra la Trapanese e l’Erice, e quindi
fra trapanesi e marsalesi.
Comunque fino all’inizio degli Anni Trenta bisogna fare notevoli sforzi e compiere
ricerche molto accurate per trovare sui giornali della nostra provincia notizie sportive.
Da tali tentativi vengono però fuori dei dati certi a proposito dell’attenzione via via
sempre maggiore che viene rivolta, oltre che al podismo, alla scherma ed al tiro, anche allo
stesso calcio, all’atletica più in generale e ad altre discipline quali il canottaggio ed il
ciclismo, nonché agli sport dei motori.
Apprendiamo così del fiorire di tante iniziative di carattere sportivo, non certamente
ultime quelle legate alle manifestazioni che venivano allestite in occasione dei festeggiamenti
per il Ferragosto.

***

In tal senso, a partire dai primi anni del secolo, vale senz’altro la pena sfogliare “Il
Martello”
, “La Gazzetta di Trapani”
, sulle cui pagine il 2 aprile 1905 troviamo notizia della
costituzione della prima società calcistica trapanese, “Il Corriere di Trapani”, il quotidiano
“Il Corriere”, “Il Torchio”, in cui il 5 aprile 1921 troviamo conferma del tentativo che sta
attuando lo S.C. Vigor a proposito di un rilancio del calcio trapanese dopo il primo conflitto
mondiale, “La Luce”, sulla quale nel 1922, talvolta a firma “Martellino”, troviamo notizia
della partecipazione della stessa Vigor al primo campionato siciliano in cui nel quadro della
Lega Sud si gioca per il titolo nazionale (per capirci, vale la pena ricordare che nel luglio del
1921, sul “Progetto Pozzo”, con il quale il futuro, mitico condottiero degli azzurri, mettendo a
profitto le sue esperienze inglesi, mirava a dare al nostro calcio, ed in particolare al massimo
campionato, una veste snella ed efficiente, si era determinata una clamorosa scissione che
aveva portato alla disputa di due massimi campionati), e poi ancora “La Vanga”, “Il
Baluardo”
ed infine “Il Littorio”, sul quale il 13 giugno 1926 troviamo notizia
dell’inaugurazione, avvenuta sette giorni prima, della sede dell’A.S. Trapani: si tratta di un
resoconto minuzioso della cerimonia di quel pomeriggio, dal quale per altro apprendiamo che
i locali della Società “sorgono all’estremità del Viale Regina Elena, in posizione molto adatta
per l’attività remiera” e che “il consocio Savona ha vinto il giorno avanti a Palermo il
campionato siciliano dei 400 metri”.
E sfogliando i giornali del tempo apprendiamo anche che, soprattutto nell’atletica, si fa
valere il “fiorente S.C. Vittoria” di Nicola e Peppe Lamia, che ha sede in via XXX Gennaio
ed al quale, fra l’altro, va il merito di avere organizzato, il 10 gennaio 1926, i primi
campionati provinciali di corsa campestre. La presenza di Nicola Lamia fu dunque attiva pure
nel mondo sportivo e, fra l’altro, anche “La Palestra” degli impareggiabili fratelli Oddo, che
vide, come vedremo, la luce nel 1937, ospiterà molti suoi pregevoli scritti.
L’attività sportiva, comunque, con l’avvento del fascismo aveva avuto un notevole
impulso ed in particolare negli Anni Trenta sulla stampa della nostra provincia troviamo
registrati quasi tutti i successi ottenuti in quel tempo non solo in campo agonistico, ma anche
organizzativo. Ecco, direi che nel Trapanese si possa cominciare a parlare di una vera e
propria stampa sportiva proprio a partire dagli Anni Trenta. Ce lo dicono prima “Il Lunedì
Trapanese”,
poi “Il Popolo di Trapani”, quindi “Cronache Nostre”, poi “Il Nuovo Impero”,
ed infine quella preziosissima rosea che fu “La Palestra”.
“Il Lunedì Trapanese” vede la luce alla fine del 1932 e dedica allo sport un’intera pagina.
Siamo nel periodo di maggior fulgore della Juventus, non solo quella di Torino, ma anche la
nostra di Trapani, la cui casacca è però nerazzurra, e che, guidata dall’austriaco Schönfeld,
saprà farsi rispettare in molti campi del Sud fino ad una dolorosa rinunzia che, se non prostrò
certo il calcio trapanese, in quanto nel frattempo non mancarono né le iniziative né gli
appassionati, lo costrinse in pratica ad un lungo anonimato dalla metà degli Anni Trenta fino
alla ripresa, registratasi nella seconda metà degli Anni Quaranta.

***

Ma quel periodo non è caratterizzato soltanto dal calcio. Vengono infatti propagandate un
po’ tutte le discipline e così esplodono nuoto, pallanuoto, tuffi, canottaggio, grecoromana,
sollevamento pesi, pugilato, motociclismo, pattinaggio, ginnastica, scherma, pallacanestro e
soprattutto atletica leggera e ciclismo.
Mentre dal 1934 “Il Popolo di Trapani” sostituisce “Il Lunedì Trapanese” e nello stesso
1934 vede la luce “Cronache Nostre”, che due anni dopo diventa “Il Nuovo Impero”, e
mentre nel 1935 vien fuori anche “Goliardia”, periodico della gioventù sportiva del
Trapanese, sulla stampa del tempo troviamo comunque documentate, se non tutte, gran parte
delle affermazioni ottenute dagli atleti e dalle squadre di casa nostra. Sono pagine che ci
hanno lasciato un patrimonio inestimabile. Così possiamo rivivere la storia della Juventus
Trapani nel calcio, la splendida escalation dell’atletica trapanese, che nel 1935, al di là degli
elementi di valore nazionale sui quali può contare, vanta la migliore formazione dell’isola, e
la crescita costante di tutte le altre discipline. In tal modo, come prima, per limitarci alla stessa
atletica, avevamo appreso del valore di Giuseppe Tipa e di Vincenzo Papa, ora abbiamo la
testimonianza dei risultati ottenuti dagli Oddo, da Leonardo Cardella, da Simone Sanicola, da
Mario Ritondo e da tanti altri.
Ma un’attenzione particolare merita senz’altro “La Palestra”, quindicinale della gioventù
trapanese diretto da Giuseppe Amilcare Oddo (gao) ed il cui redattore capo è il fratello
Giovanni. Tutti sportivi praticanti, come l’altro Oddo, Titta. Giovanni, in particolare, è dotato
di gran talento: è, tra l’altro, due volte littore d’Italia, cioè campione nazionale universitario,
nel triplo e va anche vicinissimo, grazie ai successi riportati ed alle misure realizzate nella
specialità (a proposito, entra anche nelle classifiche mondiali), alla maglia azzurra. Gli Oddo
ci hanno comunque lasciato l’esempio di un periodico sportivo che non esito certo a collocare
al primo posto in una scala ideale della stampa sportiva della nostra provincia. Ciò non certo
esclusivamente per la miniera di notizie che “La Palestra” ci ha lasciato da quando vide la
luce, nel 1937, fino ai primi mesi del 1940, ma anche per lo stile e lo spirito che la
caratterizzarono. In tal senso mi sembra significativo citarvi quanto apparso su “La Palestra”
il 15 maggio 1937 a proposito del secondo titolo nazionale universitario di Giovanni Oddo
(stavolta 14,21 la misura realizzata nel triplo, mentre il primo titolo era arrivato nel 1934, a
Milano, dove si era imposto con 13,32). Immaginate, per un istante, il valore e il significato di
quel successo. Ebbene, “La Palestra” si limita a scrivere: “i littoriali dello sport dell’anno
XV, svoltisi a Torino, hanno regalato una vittoria trapanese. Il concittadino Giovanni Oddo ha
vinto ancora la prova del salto triplo migliorando il primato italiano degli studenti universitari.
“La Palestra” sa di fare cosa gradita a Giovanni Oddo, suo redattore capo, nel lasciare la
notizia, d’altro canto doverosa ed indispensabile, senza alcun commento”. “La Palestra” (in
questo caso ricordo ancora quanto in proposito ebbe a sottolineare Franco Cammarasana in
occasione del convegno al quale ho fatto cenno all’inizio) non fu soltanto palestra di sport, ma
per tanti anche di giornalismo, come “Il Lunedì Trapanese”, “Il Popolo di Trapani”,
“Cronache Nostre”
ed “Il Nuovo Impero” lo erano stati per Girolamo Favara, per Gustavo
Lunardi, per Giuseppe Sibilia e tantissimi altri. Su “La Palestra”, che ebbe Nino Lombardo e
poi Nino Casubolo corrispondenti da Marsala, troviamo, fra le altre, le firme di Elios Costa,
Mario Santamaria, Michele Agueci, Antonio De Santis.

***

Poi la guerra e quindi la lenta ripresa, soprattutto con il calcio, con l’atletica, con il
ciclismo, con la pallacanestro e, via via, con tutte le altre discipline. Gradualmente rinasce
l’entusiasmo ed il proliferare delle iniziative viene seguito con interesse sempre crescente
anche dalla stampa, che spesso fa addirittura da stimolo. Così cominciamo a leggere di sport,
seguendone passo passo la rinascita, su “La Voce del Cittadino”, in cui, nell’agosto del 1945,
troviamo notizia del tentativo di rilanciare il calcio e, successivamente, dei primi tornei
cittadini, del ritorno della tradizionale “sfida” Trapani-Marsala, del Trapani che fa la prima
divisione, dei “pazzi” (testuale) che fra mille difficoltà sono riusciti a partecipare al
campionato. Quindi, grazie ad “Azione Liberale”, nel 1946 apprendiamo che è stata costituita
l’A.S. Drepanum, che è stato deciso di fare la Serie C e troviamo altresì notizia delle febbrili
riunioni tenute nei locali dell’Enal in Via Cuba, di Franco Adragna primo presidente dopo la
reggenza, della composizione del primo Consiglio Direttivo. Poi con “L’Edera” e con la
stessa “Azione liberale” (su quest’ultima con Rosario Poma e Salvatore Miceli) possiamo
seguire l’andamento del campionato 1946-47.
Intanto viene alla luce “Il Corriere Trapanese”, mentre anche gli arbitri di calcio nel
1947 mettono su “Il Fischietto”, numero appunto a cura dell’A.I.A. di Trapani. Ormai però
siamo lanciati ed agli Anni Cinquanta ci affacciamo con crescente entusiasmo. Nasce il
“Trapani Sera” (che arriverà anche, e non per poco, a dedicare allo sport due pagine), sul
quale troviamo la firma dell’appassionato Girolamo Marchello, poi corrispondente sportivo
del “Giornale di Sicilia”.
Anche “Stroncature” s’interessa di sport. Sul numero del 21 maggio 1951, ad esempio,
viene trattato il vecchio problema dello stadio e così apprendiamo della scelta di un terreno,
cosiddetto del Casciere, posto sulla strada Trapani-Marsala, in prossimità dell’industria
vetraria Arbola.
L’amore per lo sport è evidente un po’ ovunque nella nostra provincia. A Marsala, ad
esempio, nasce “La Voce del Lunedì”. A Trapani frutto dell’entusiasmo sono nel 1953
“Domenica Sera”, quindicinale, direttore l’indimenticato Andrea Castellano, ed a scuola
“Marmaluot”, periodico della gioventù, direttore Renzo Vento, che si occupa attivamente di
sport (ricordiamo l’organizzazione dei tornei studenteschi) e ne tratta prima con Franco Saura
e quindi con Diego D’Amico.
Seguono anni bellissimi. D’altra parte, l’interesse per gli avvenimenti sportivi cresce
sempre più. Continuiamo ad ottenere notevoli risultati nell’atletica, dove abbiamo
ricominciato con Saverio Catania, Luciano Tartamella e tanti altri, fino a Vittorio Guarnotta,
che sarà grandissimo non solo nell’alto arrivando in azzurro nella categoria Juniores, ma
anche nella pallacanestro; ci appassionano il ciclismo, il pattinaggio, il pugilato, la stessa
pallacanestro, la pallavolo e numerose altre discipline; esplode soprattutto il calcio, con il
Marsala e con il Trapani che faranno sognare (i granata addirittura quasi toccare con mano) la
Serie B.
Nascono “Panorama” nel 1958, “Il Faro” nel 1959 e nel 1960 “Trapani Nuova”, che
vede cominciare a tuonare Piero Montanti; a Marsala, direttore Ignazio Bertolino, nasce
“Domenica Sport”, poi “Sette Giorni”. Il “Trapani Sera” come dicevamo, dedica allo sport
due pagine ed a seguirlo, con Gino Salerno da Marsala, sono Renzo Vento (VDF) e poi
Giuseppe Saverino.
Per quanto riguarda i quotidiani, intanto, gli avvenimenti sportivi sono seguiti sul
“Giornale di Sicilia” prima da Girolamo Marchello e quindi da Salvatore Miceli, su “L’Ora”
da Diego Adragna e Mimmo Zagonia, che curerà anche lo sport per “Il Faro”, su “La
Sicilia”
da Leonardo Pilati, sulla “Gazzetta dello Sport” da Andrea Castellano, mentre per
alcuni anni appare “Telestar”. Gianni Modica, da parte sua, è corrispondente del “Mattino”,
di “Sport Sud”, di “Stadio”.

***

Siamo ormai negli Anni Sessanta e l’interesse non è crescente soltanto per il calcio, in cui
raggiungiamo il massimo, ma per tante altre discipline, prima fra tutte la pallacanestro, che ci
regala il miracolo Rosmini, mentre Peppuccio Aleo conquista l’alloro mondiale nel tiro a
piccione.
Sono pagine del nostro patrimonio sportivo alle quali la stampa dedica il dovuto risalto,
non solo con i quotidiani, ma anche con i settimanali. La “Monte Erice”, la “XII Ore
notturna”, la “Monte Bonifato”, le imprese di D’Angelo prima e di Garraffa dopo nella
regolarità, le finali della Velo per la Serie A, i successi della nostra pallacanestro giovanile,
tantissimi altri avvenimenti e risultati, più o meno recenti, possiamo riviverli sfogliando i
giornali del tempo.
Ma ormai siamo ai giorni nostri. Quante cose tornano alla mente e si accavallano, quanti
stimoli, come, ad esempio, quello di una ricerca approfondita delle varie tappe che hanno
portato all’attuale boom della pallacanestro nella nostra provincia, oppure quello di una
ricerca, non meno approfondita, delle cause che hanno determinato un crollo pressoché totale
nel calcio.
Ma è bene fermarci qui, anche perché a questo punto il rischio di dimenticare qualcosa e
qualcuno si moltiplica davvero. D’altra parte si tratta, in fondo, di avvenimenti recenti sui
quali sarebbe superfluo dilungarsi. Mi sembra comunque doveroso ricordare che intanto nel
1967 era apparso “Nuova Frontiera”, che nel 1973 era nato “Tutto Sprint” con Piero
Montanti, nel 1976 “Trapani Sport” con Giuseppe Bruccoleri, nel 1977 “Il Corriere”, e che
quindi un certo spazio alla problematica sportiva hanno riservato anche i periodici giovanili
“Il Pungolo”, nato nel 1981 con Pietro Vento junior, e “Lo Scarabeo” nato nel 1983 e diretto
da Giacomo Pilati, mentre in questi ultimi anni hanno visto la luce due organi ufficiali delle
società sportive, “Ciuff” per la Pallacanestro Trapani ed “Alè Granata” per il Trapani, ed
appena l’anno scorso “Forza Granata”, di Telescirocco, né sono certamente mancate altre
iniziative nell’intera provincia, come nel 1983 a Valderice con “Il Punto”. Come mi sembra
doveroso ricordare i colleghi che hanno portato lontano il prestigio del giornalismo della
nostra provincia: il già citato Rosario Poma ed il marsalese Salvatore Lo Presti; e l’impegno
di Matteo Alagna Foderà, di Francesco Paolo Ferrara, di Dino Barraco, di Giuseppe Martino,
di Gaetano Corleo, di Giacomo Di Girolamo, di Salvatore Giacalone, di Salvatore Ingianni, di
Nino D’Angelo, di Franco Cammarasana, di Giuseppe Mazzarella, di Angelo Grimaudo, di
Gaspare Virgilio, di Stefano Giacalone, di Francesco Rinaudo; e mi fermo qui pregandovi di
scusarmi per tutti i nomi che non mi sovvengono, che sono senz’altro numerosissimi. Avrei
finito. Ma in chiusura vorrei fare due considerazioni.

***

La prima. Da un decennio a questa parte l’avvento delle emittenti private, prima
radiofoniche e poi anche televisive, ha determinato notevoli mutamenti. È una realtà con la
quale il giornalismo sportivo, naturalmente per quel che riguarda la carta stampata, s’è dovuto
confrontare molto più che negli altri settori dell’informazione, eccezion fatta – è ovvio – per i
grandi fatti di cronaca, purtroppo soprattutto nera. Nello sport, infatti, l’esigenza della notizia
immediata è maggiormente avvertita, proprio perché è legata all’essenza stessa
dell’avvenimento sportivo, in quanto il risultato, al di là di quelli che potranno essere i
commenti, è tutto. Pertanto poter conoscere subito un risultato, poter seguire in diretta per
radio l’avvenimento sportivo, potersi rendere conto, attraverso le immagini, del suo
andamento a poche ore dalla conclusione, ha via via comportato cambiamenti profondi,
perché non ha più senso limitarsi il giorno dopo ad offrire al lettore il semplice racconto
dell’avvenimento sportivo, ma occorre già commentarne i risvolti. La gente ormai sa, spesso
addirittura ha già visto; allora bisogna interessarla cercando spunti diversi, proprio perché la
notizia sulla carta stampata è inevitabilmente condannata ad arrivare in ritardo e per molti
dunque non è più notizia. Non è più come una volta, quando il lettore il giorno dopo sfogliava
avidamente il giornale innanzitutto per sapere com’era andata. Non parliamo poi dei tempi in
cui il quotidiano viaggiava con il treno (ad esempio, ricordo – e non siamo lontani – che
quando la Rosmini fece la Serie A, 25 anni fa, andavamo all’edicola della stazione ferroviaria
per poter leggere verso il mezzogiorno del martedì “La Gazzetta dello Sport” del giorno
avanti e sapere così come erano andate le altre partite della domenica)! Ora quasi sempre il
giorno dopo bisogna piuttosto far sapere al lettore già cosa ne pensano i protagonisti. Ciò ha
comportato tanti problemi, soprattutto di natura organizzativa, sia per le emittenti
radiofoniche e televisive, sia per la carta stampata. Ma tutto il giornalismo sportivo ne ha
indubbiamente tratto notevole giovamento, compiendo un indiscutibile salto di qualità. Anche
se non bisogna certo sottovalutare l’aspetto legato all’avvento degli sponsor ed alla pubblicità,
che può produrre parecchi guasti e smorzare via via ogni azione di critica e di stimolo, con il
rischio addirittura di cancellarla o di ridurla comunque ad una semplice parvenza. Sarebbe
mortificante per il giornalismo e non aiuterebbe certamente lo sport.
L’altro problema, per finire, riguarda lo scarso spazio, spesso addirittura troppo scarso –
ne converrete – che sui giornali viene dato all’intero settore sportivo. Non fatevi portare fuori
strada dal risalto con il quale vengono indubbiamente trattati i campionati maggiori per quel
che riguarda le discipline di squadra, o comunque i grandi avvenimenti per quel che concerne
le altre discipline. Tutto lo sport cosiddetto minore – termine, questo, che a me personalmente
dà grande fastidio –, salvo sporadiche occasioni, viene infatti ignorato pressoché totalmente.
Vi invito solo ad una riflessione. Oggi possiamo pure convenire, come spesso ci sentiamo
purtroppo ripetere dagli addetti ai lavori – e, credetemi, sono moltissimi –, che non è giusto.
Domani invece ci accorgeremo anche – e, badate bene, siamo già in questa fase – che sarà
quanto meno assai problematico mettere su una documentazione appena accettabile su
società, risultati, fatti, personaggi che al momento magari ci saranno sembrati di poco conto,
ma che in futuro potrebbero essere letti, interpretati, decifrati – se non altro sotto l’aspetto del
costume – in chiave ben diversa, e che comunque avranno pur sempre rappresentato una fetta
della nostra storia. Allora ci renderemo conto di avere disperso un patrimonio non
indifferente.